Perché i bambini piangono? Come calmare il pianto di un bambino


bimbo pianto
Molto spesso ci si sente chiedere “il tuo bambino piange?”. A fare questa domanda alla ricerca di un confronto, sono mamme stremate dal pianto del bambino, quel continuo lamento che accompagna le loro giornate.

Nei primi mesi di vita, il pianto è una delle principali attività dei neonati, insieme a quelle delle poppate e delle dormite. Man mano che il vostro bebè cresce, il bisogno di piangere gradatamente si affievolisce. Inoltre, la mamma ha ormai imparato a riconoscere i tipi di pianto e sa infondergli sicurezza con la sua dolce presenza.

Scambiando opinioni ed esperienze con “colleghe mamme” può capitare di vedersi il proprio bambino lodato per l’impressionante tranquillità che dimostra o, al contrario, ci si può sentire in imbarazzo per l’incapacità di controllare l’irrequietezza del proprio figlio.

Evidentemente, il bambino che piange sta cercando di comunicarvi un disagio. Ci sono almeno 10 possibili motivi a cui poter trovare altrettante soluzioni.

Perché calmare il pianto del neonato è così difficile

Ascoltare a lungo un neonato che piange può fare insorgere insofferenza in chiunque lo ascolta, specialmente se mamma e papà stanno tentando da un po’ di calmarlo, senza successo.

Calmare il pianto di un bambino non è semplice se chi si prende cura di lui è stanco, irritato per altri motivi o ha altri pensieri per la testa, ma soprattutto, se non si conoscono le cause per cui il bambino non smette di piangere. Dopo una manciata di minuti (nel peggiore dei casi, ore), voi siete già sfiniti e il bambino è ancora insoddisfatto.

La prima importante cosa da fare è non farsi prendere dall’agitazione e fermarsi a osservare il neonato o bambino. Come piange? Se le vostre doti di osservatore non sono il massimo, pensate a una delle seguenti cause andando per esclusione fin quando non trovate la soluzione giusta.

Ecco 10 possibili ragioni per cui un bambino piange

1. Ha fame: è la prima causa a cui si pensa quando il bambino inizia a lamentarsi senza motivo apparente. La mamma che allatta al seno, in particolare, è costantemente preoccupata che il suo latte non basti perché il bambino richiede di fare poppate frequenti (anche ogni 1 o 2 ore). Ma questo accade nei primi 2 mesi di vita. Dal terzo mese la necessità di bere latte materno dovrebbe regolarizzarsi e dare subito il seno potrebbe non essere la soluzione azzeccata per placare il suo pianto. Potrebbe trattarsi di qualcos’altro.

2. Ha il pannolino sporco: un pannolino pieno di pipì potrebbe irritare eccessivamente il bambino e indurlo a un pianto, ai vostri occhi, inspiegabile. Specialmente nei periodi in cui ha il sederino arrossato. La situazione peggiora se ha fatto la pupù. Abbiate quindi cura di cambiare il pannolino  almeno ogni 4 ore e di passare sempre un’ottima pasta lenitiva.

3. Ha sonno: ha mangiato, ha giocato, ha gattonato e corso per casa o è stato sveglio un sufficiente numero di ore ed è arrivato il momento che si riposi. Il bambino, non sa che ha bisogno di dormire e non essendo cosciente di quale sia il suo disagio, piange. Dovete essere voi, genitori, nonni o chiunque si occupi del bimbo, a comprenderlo da piccoli segni: in genere basta vederlo sbadigliare o strofinare gli occhietti per iniziare a ridurre gli stimoli (giocattoli, musiche vivaci) e ad addormentarlo.

4. Vuole essere preso in braccio. Appena lo prendete in braccio, il bambino smette di piangere e si calma istantaneamente. “E se poi lo vizio?”, vi domanderete subito. Tenere il bambino in braccio e fargli le coccole quando sta male, non può fargli che bene e farlo sentire rassicurato. Se il bambino è pesante o siete stanchi, potreste mettetelo in un marsupio per mantenere il contatto fisico, tranquillizzandolo. Inoltre, misurate la temperatura per esser sicuri che non abbia la febbre.

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5. Ha le coliche: guardate l’orologio. Se notate che ogni tardo pomeriggio o sera, piange disperatamente più o meno alla stessa ora, potrebbe trattarsi delle coliche. Per accertarsene, osservate i movimenti del corpo: se ha i crampi al pancino, piega le ginocchia. Assecondate questo movimento per permettere di far fuoriuscire il gas e liberare il bebè dal dolore. In genere sono i neonati a soffrire maggiormente di coliche, fino al terzo o quarto mese. Prima di ricorrere a specifici integratori alimentari, consultate il pediatra.

6. Deve fare il ruttino: subito dopo la poppata è bene portare il bambino al petto, facendogli appoggiare la testolina sulla propria spalla. Poi, con dei colpetti alla schiena lo aiuterete a fare il ruttino. Per evitare che vi sporchi gli indumenti con il rigurgito (molto frequente nei lattanti), è buona abitudine munirsi di un bavaglino-coprispalla.

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7. Ha freddo o caldo: I bambini che sanno gattonare e camminare si muovono di continuo e dovrebbero essere vestiti in modo da evitare un’eccessiva sudorazione (ad esempio, in inverno non usate i body di lana). Invece, i neonati sentono la necessità di essere avvolti in copertine (o swaddle) sia per un motivi psicologici che fisici. Durante la notte, non copritelo con troppe coperte, ma preferite il sacco nanna estivo o invernale che mantiene costante la temperatura corporea.

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8. I primi dentini: la sensazione che qualcosa di appuntito spacchi le gengive non è per niente piacevole ed è un’esperienza completamente nuova per un bambino. Dal quarto mese in poi, se il vostro bambino piange spesso per brevi momenti durante la giornata potrebbe attraversare la fase della dentizione. Toglietevi il dubbio appoggiando un dito sulle gengive, se sono dure vuol dire che sta spuntando il primo dentino.

9. É stufo o annoiato: se il bambino è esposto a troppi suoni, al vociferare di troppe persone, alla presenza di troppi giocattoli, dopo un po’, potrebbe avere una crisi di nervi, scoppiando in un pianto, per l’appunto, nervoso. Se si tratta di questo, fategli cambiare stanza o eliminate alcuni degli stimoli (musiche, giochi, tv) per ottenere un cambiamento di umore.

Al contrario, se c’è un’atmosfera troppo piatta, il bambino inizia ad annoiarsi. A primo impatto pensate che voglia essere preso in braccio, ma dopo un po’ notate che è ancora insoddisfatto. Provate a mostrargli un sonaglio o un giochino, ad accendere della musica: se sembra contento, forse aveva solo bisogno di qualcosa che stimolasse la sua vista, l’udito e la sua voglia di interagire con il mondo. Se avete un bambino grandicello, fatelo uscire spesso per “cambiare aria”, socializzare con altri bambini e coinvolgerlo in attività interessanti.

10. Qualcos’altro lo infastidisce: per un bimbo che non sa parlare è molto difficile esprimersi. Il fastidio potrebbe essere causato da qualsiasi cosa poco evidente. Per esempio, l’etichetta del vestito che sfrega contro la sua pelle delicata, o un peletto attorcigliato nelle dita del piedino che gli blocca la circolazione. Come fare a capirlo? Beh, escluse le tutte le altre cause… non potete che provare a indovinare!

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